L’accesso e l’utilizzo delle informazioni hanno ormai assunto un ruolo estremamente rilevante ad ogni livello, al punto che alcuni operatori, in particolare la Cina, hanno iniziato a considerare i dati personali alla stregua di un “fattore produttivo” a pieno titolo.

È proprio per la Cina questo concetto di “informazioni come fattore produttivo” vale più che per altri, alla luce dei vari Data Security Law, Personal Information Protection Law (PIPLW) e delle direttive sull’apertura dell’ecosistema tecnologico, che danno una chiave di lettura per capire quale sarà il futuro nella gestione e protezione dei dati da parte del paese asiatico.

È utile sottolineare che questa idea per cui i dati e le informazioni sono considerati un fattore produttivo non è frutto di un’interpretazione delle intenzioni del governo cinese, ma si tratta di un’esplicita affermazione espressa nell’aprile del 2020, quando il Comitato Centrale del Partito Comunista ha emesso le “Opinioni sulla costruzione di un più complesso sistema e meccanismo di distribuzione dei fattori orientato al mercato” (“Le Opinioni”), in cui i dati sono stati inseriti tra i fattori produttivi insieme a terra, lavoro, capitale e tecnologia.

Queste “Opinioni” suggeriscono che la Cina ha intenzione di creare un meccanismo di allocazione orientato al mercato, che consenta di capitalizzare il valore del flusso di informazioni.

Comprendere quali siano gli obiettivi del Governo cinese e come (se) sarà realizzato questo “mercato dei dati” è utile per capire anche quale sarà il futuro nella protezione dei dati in occidente, in cui, come si vedrà più avanti, la visione rispetto alla protezione e gestione dei dati è profondamente diversa rispetto a quella del colosso asiatico.

Se infatti un player importante come la Cina applicherà un modello così antitetico a quello finora portato avanti dal resto del mondo, sarà necessario comprendere come i due sistemi potranno incontrarsi e soprattutto che fine faranno i nostri dati una volta confluiti nel mercato cinese.

L’interesse del Governo Cinese per i dati è palese, dato che il settore dell’economia digitale rappresenta una quota che sfiora il 40% del PIL cinese (38,6% per la precisione) ed è palese anche il motivo di questo interesse. In buona sostanza, gestire i dati significa gestire tutto.

Come noto, il precetto fondamentale cinese per lo sviluppo dello stato prevede che il mercato, la società e l’economia prosperano solo se seguono regole molto precise. In questo caso, il ruolo del Governo cinese è di assistere alla creazione di un vero e proprio mercato globale dei dati, settando regole in grado di guidare lo stato verso l’obiettivo dichiarato.

La visione dei dati come fattori della produzione formalizza l’idea che il valore del dato stesso sia maggiore rispetto a quello di un qualsiasi algoritmo realizzato (ndr “allenato”) utilizzando il dato stesso.

Si tratta di una visione particolare, in un mercato dove gli algoritmi di analisi sono tra i “beni” più preziosi e ambìti anche per la Cina stessa: si pensi allo scontro tra USA e ByteDance per l’algoritmo di TikTok (anch’esso di proprietà cinese), o anche alle misure adottate dallo stesso governo cinese per vietare l’esportazione di tecnologie di intelligenza artificiale.

Un meccanismo di collocazione dei dati sul mercato come quello che intende realizzare la Cina permetterebbe al paese di crescere ulteriormente, sfruttando questa risorsa in un mercato globale che, secondo il Governo cinese, è ancora sottostimato e oggetto di oscillazioni e distorsioni.

Si tratta di una visione diametralmente opposta a quella occidentale, decisamente più frammentaria e orientata verso la proprietà del dato.

L’idea secondo la quale “i dati sono il nuovo petrolio” è condivisa solo a parole dagli investitori, dalle startup e dalle imprese occidentali, laddove in realtà i dati hanno in realtà più valore per il soggetto cui si riferiscono/appartengono che un valore intrinseco.

Prendendo ad esempio il GDPR emerge chiaramente questa idea, poiché i dati sono visti come una vera e propria estensione dell’individuo.

La protezione dei dati è funzionale e contigua alla protezione del consumatore contro le imprese, per cui il dato difficilmente può considerarsi una vera e propria “risorsa”.

L’idea espressa dal Governo cinese riguardo i dati mostra chiaramente delle ambiguità di fondo. Secondo la più recente letteratura accademica, i dati possiedono determinate caratteristiche, tra cui:

a) Non-rivalità: contrariamente a lavoro, capitale e terra, l’utilizzo dei dati non ne riduce la disponibilità per il resto del mercato. Infatti, diversi soggetti possono utilizzare contemporaneamente lo stesso dato, senza che ciò abbia ripercussioni sulla sua “fornitura”;

b) Parziale escludibilità: l’utilizzabilità di alcuni dati può essere agevolmente esclusa o riservata a determinati soggetti;

c) Rendimenti (generalmente) crescenti: la digitalizzazione ha abbattuto i costi di ricerca, replica, trasporto, tracciamento e verifica; questo fatto, unito alla non-rivalità dei dati e all’uso massiccio del machine learning, aumenta notevolmente il rendimento potenziale derivante dall’utilizzo dei dati;

d) Esternalità: l’efficientamento delle imprese di data-collecting prevede, ad esempio, che più si utilizza un motore di ricerca, più il prodotto diventerà migliore per gli utenti. Si tratta di una conseguenza non sempre positiva, poiché lo stesso meccanismo può generare una discriminazione nel prezzo tra i vari consumatori;

e) Ambiguità sul diritto di proprietà: l’appartenenza dei dati a utenti o imprese non è ben definita, perché, ad esempio, i metadati generati dall’utilizzo delle tecnologie (es. motore di ricerca), possono appartenere a diversi soggetti.

Soprattutto le prime due caratteristiche ci dicono qualcosa di più sulla natura dei dati, dal momento che la non-rivalità e la parziale escludibilità sono caratteristiche tipiche dei beni semi-pubblici.

Secondo la Cina, senza un intervento mirato del governo i benefici per la società derivanti dal bene (nel nostro caso i dati) rischiano di rimanere inespressi. L’intervento governativo e la creazione di un mercato per i dati possono al contrario produrre un aumento dei benefici a vantaggio della collettività, alla stregua delle sovvenzioni alle università pubbliche.

Secondo il “National Development and Reform Commission” (NDRC), “oggi, nuovi fattori produttivi come i dati producono conseguenze sugli altri fattori, formando forze di produzione avanzate. In particolare, definire i dati come fattori di produzione nei documenti stessi contribuirà a dare maggior forza a questo moderno fattore di produzione, dando slancio alla promozione di uno sviluppo di alta qualità e orientato all’innovazione”.

Come sempre, la sfida vera per questi grandi concetti e proclami sta nell’applicazione pratica.

È infatti evidente la tensione esistente tra sicurezza personale, accessibilità dei dati e sorveglianza nazionale, che comporta la necessità di bilanciare con attenzione gli interessi di diversi gruppi o dei singoli.

E non è un caso che la gestione digitale abbia vissuto un progresso di fatto limitato: si tratta di un compito particolarmente complicato.

Si possono individuare 3 sfere di appartenenza dei dati, tutte interconnesse tra loro e dalla difficile relazione, quella individuale, quella industriale e quella nazionale. Ciascun livello rappresenta motivazioni conflittuali con gli altri, che finora hanno avuto un peso sulle decisioni politiche.

Partendo dalla sfera individuale la motivazione principale risiede nella riservatezza dei dati e nella parziale proprietà degli stessi.

È necessario premettere che in Cina la vendita illegale di dati privati è problema molto serio.

A causa di misure di sicurezza scarsamente incisive e ancora più scarsamente applicate, le informazioni personali degli utenti in Cina sono vendute senza scrupoli, con effetti ovviamente negativi. Estendendo lo sguardo dal singolo al collettivo, è chiaro che la diffidenza circa la sicurezza delle informazioni costituisce un ostacolo importante rispetto all’utilizzo dei cloud da parte sia degli individui, che delle imprese.

Per quanto riguarda la sfera industriale, in questo caso il focus risiede nell’innovazione e nella competitività. Le imprese richiedono libero, ma personale, accesso ai dati, in modo da garantire la competitività, e la creazione di un “data moat”, per tenere lontani i competitors e mantenere il vantaggio competitivo.

A livello nazionale, infine, il main goal risiede nella sovranità nazionale (nel breve termine) e nella coordinazione strategica (nel medio-lungo termine). In particolare, l’obiettivo a lungo termine consiste nella già espressa intenzione di favorire un mercato nazionale funzionante dei dati.

Le sfide principali da affrontare nella creazione di un mercato simile sono diverse:

a) Struttura poco definita della proprietà: come già accennato, non tutti i dati appartengono necessariamente ad una singola persona o entità.

È il caso dei metadati generati dall’utilizzo di un motore di ricerca ad esempio. Senza dei confini precisi all’interno del quale ricondurre ciascuna tipologia di dati è complicato anche solo definire questi dati, a maggior ragione riconoscerli e quindi proteggerli.

b) Mancanza di standard uniformi e di meccanismi di mercato: non esistono valori standardizzati per i dati, né sistemi per quantificarne il valore, né ancora strutture o requisiti condivisi per la compravendita dei dati. Le asimmetrie circa il valore dei dati sono chiaramente inevitabili, dal momento che a seconda degli scenari i dati assumono valori diversi. Tutto ciò comporta difficoltà nello stabilire mercati comuni per i dati e poterci guadagnare.

c) Problemi di coordinamento tra enti e governi: la Cina, con il suo territorio vasto e geograficamente vario, affronta da sempre problemi di coordinamento. Quando si tratta di allocare terra e risorse il discorso è più agevole rispetto all’allocazione dei dati. Per parola stessa del NDRC, la comprensione ideologica dei dati da parte delle varie industrie è inconsistente, mentre la digitalizzazione è acerba”.

Più del 60% dei dipartimenti costituenti il Consiglio di Stato, degli enti e delle istituzioni direttamente ad esso affiliate hanno iniziato la costruzione di un sistema centrale per il mercato dei dati.

Vari ministri e commissioni hanno rafforzato la gestione delle informazioni nei propri enti di appartenenza, tuttavia, rimangono problemi di coordinamento tra dipartimenti, sistemi e regioni. In futuro, l’attuale mancanza di un sistema di gestione “dall’alto verso il basso” e orizzontalmente connesso diventerà sempre più problematica, dovendo fare fronte ad una circolazione dei dati su larga scala, attraverso diversi e ampi settori.

Sono 25 le provincie che hanno inoltre istituito diversi organismi ad hoc per la gestione dei dati. Tra queste, alcune rispondono direttamente al governo centrale, altre invece dipendono dalle direttive del NDRC.

d) Conservazione dei dati in database tra imprese e governi: i dati sono conservati in archivi condivisi tra enti diversi, per cui reperire il dato specifico può essere estremamente complicato, soprattutto se si parla di un sistema esteso e articolato come quello cinese.

La condivisione e il trasferimento dei dati tra enti scontano ancora diversi problemi, a causa anche dell’incompletezza o inesattezza dei dati conservati.

e) Bassa sicurezza: come già detto, la vendita illecita dei dati è un problema consistente per la Cina. Quello della protezione dei dati è un grosso problema che la Cina deve tentare di risolvere se vuole portare a termine l’obiettivo della creazione di un mercato dei dati.

Le norme attuate recentemente in tema di gestione e protezione dei dati da parte del Governo cinese, lette applicando questa idea di “dati come fattore produttivo”, dimostrano l’intenzione, da parte del governo, di commerciare e rendere sicuri i dati alla stregua dei prodotti finanziari. Si tratta di un processo che necessariamente sconterà complicazioni dovute ai problemi sottolineati, la cui soluzione è indispensabile.

Secondo il governo cinese teoria e pratica non sono fasi distinte, ma procedono di pari passo, per cui non è escluso che il processo vedrà anche l’inizio e l’abbandono di diversi tentativi di applicazione pratica.

Vedremo nei prossimi anni come si tradurrà questa linea di pensiero e quale sarà il frutto dei ragionamenti e del pragmatismo cinese. In ogni caso ci toccherà seguire da vicino gli sviluppi di questo progetto.

Oltre che all’interesse per il nuovo “settore del mercato”, chiaramente noi occidentali siamo più interessati a capire come verranno tutelati i nostri dati che dovessero eventualmente (o inevitabilmente) entrare in questo mercato.