L'Accordo ONU per lo Smaltimento delle Plastiche
La rovina della salute umana collima spesso verso sfumature di rara visibilità; in una dimensione macrosistematica, essa in particolare si associa al cambiamento climatico all’interno dell’ecosistema attraverso la pregiudizialità delle emissioni nonché dell’aumento della temperatura del globo; a ben vedere e ad un più attento esame le basi dell’inquinamento pericoloso sono riconducibili ad una multiformità di cause, fra cui svettano la produzione, l’uso e lo smaltimento improprio della plastica.
I materiali plastici, in particolare, scoperti all’inizio del XIX secolo e divenuti in poco tempo fra i materiali più prodotti al mondo, si sono diffusi in maniera capillare fino al punto di modificare drasticamente lo stile di vita dell’uomo.
Questa lenta degradazione unita ad una lacunosa gestione delle sue qualità stanno producendo molti problemi all’ecosistema planetario.
Più precisamente, gli impatti della contaminazione da plastica, distruggendo gli ecosistemi, rappresentano tuttora una catastrofe in fieri sulla tripla crisi che investe il pianeta: cambiamento climatico, perdita di biodiversità, inquinamento.
Del resto, questo problema è diventato così diffuso da riguardare ogni fase del ciclo di vita della plastica. A tal fine, basti considerare come oltre il 98% della plastica primaria risulta prodotto da materie prime di combustibili fossili, che a loro volta contribuiscono in modo significativo alle emissioni globali di carbonio. Con il principale effetto che l’inquinamento da plastica, incidendo in maniera multisettoriale colpisce sia il livello molecolare e biochimico che quello riferito alla popolazione ed all’ecosistema.
E’ noto del resto come molti Paesi soffrano di sovrapproduzione e uso eccessivo di plastica monouso, scarso smaltimento dei rifiuti accompagnati dal deterioramento degli ecosistemi vitali.
Una sovrabbondanza dagli effetti abnormi e nel cui orizzonte proliferano contingenze dall’inevitabilità ultralesiva.
Le microplastiche a loro volta, rappresentano anche una nuova area di preoccupazione per la salute poiché minacciano la salute umana attraverso l’inalazione e l’ingestione. E gli effetti più nefasti finiscono per coinvolgere il ciclo vitale sin dal suo sorgere.
Il fattore maggiormente degenerativo, infatti, è dato dal fatto che a causa della particolare sensibilità dello sviluppo iniziale sia dei neonati che degli infanti, alle sostanze chimiche pericolose, le esposizioni associate alla plastica risultano collegate a maggiori rischi di prematurità, difetti congeniti degli organi riproduttivi nonché compromissione dello sviluppo neurologico.
I dati statistici nel merito sono allarmanti poiché la produzione di plastica è aumentata da 2 milioni di tonnellate nel 1950 fino a raggiungere circa 348 nel 2012, diventando un’industria globale del valore di 522,6 miliardi di dollari; la previsione è che i dati in questione sono destinati a raddoppiare entro il 2040. Questi fattori di rischio aggravati dal fatto che la plastica risulta radicata nel circuito social, ponendo la questione di come minimizzarne la proliferazione, hanno portato un’opinione pubblica divenuta molto sensibile alle problematiche ambientali, verso un discussant di Stati ed aziende sulla salute del pianeta e del suo futuro.
Il rischio derivante da questi fattori è stato anzi così alto da aver indotto il Comitato Intergovernativo di Negoziazione (INC) a ratificare un accordo obbligatorio che incentivi molti Paesi verso una sinergia ambientale uniformativa per la produzione, l’uso e lo smaltimento della plastica.
Alla quinta sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEA), tenutasi il 2 marzo 2022 a Nairobi, è stato avviato il progetto di un accordo internazionale (risoluzione 5/14 End plastic pollution: towards an international legally binding instrument) che prevede il percorso verso un “accordo ambientale multilaterale” (MEA), diretto a porre fine all’inquinamento da plastica; questo documento, da presentare entro la fine del 2024 sarà idoneo ad affrontare l’intero iter della plastica dalla progettazione, alla produzione e smaltimento, il design di prodotto e materiali utilizzabili e riciclabili nonché la necessità di un maggiore coordinamento internazionale per facilitare l’accesso alle tecnologie, lo sviluppo di capacità e la cooperazione scientifica e tecnologica.
Non si è trattato tuttavia di una negoziazione lineare, essendo state avanzate due proposte contrastanti sul tavolo delle trattative che hanno portato all’intesa di Nairobi.
Dopo un lungo discussant, l’accordo, approvato da 175 Paesi, ha infatti supportato l’approccio di Perù e Ruanda indirizzato a tutte le fasi del ciclo di vita della plastica, scartando così la proposta del Giappone incentrata più settorialmente sulla plastica degli oceani.
I 175 Paesi aderenti all’accordo hanno inoltre riconosciuto che gli elementi del trattato sono giuridicamente vincolanti oltre che per i paesi ricchi, altresì per quelli in via di sviluppo; questi ultimi in particolare, potranno avvalersi di un qualche tipo di finanziamento per essere aiutati a ridurre l’uso della plastica.
Entro il 2030, infine, dovranno poi essere definite le modalità di rendicontazione dei Paesi, ovvero le informazioni sul modo in cui essi hanno attuato l’accordo a livello nazionale.
La risoluzione, basata su tre bozze iniziali presentate da diversi Paesi, istituisce un Comitato Intergovernativo di Negoziazione (INC); a causa dell’importanza di approvare un accordo vincolante riducendo al minimo l’inquinamento globale da plastica, l’INC si è prefisso di agire in modo strategico soprattutto durante le prime fasi della trattativa. Con due incontri rimanenti (aprile e ottobre/novembre 2024), l’INC dovrà attivarsi al massimo per garantire un accordo efficace e vincolante, incentivando il maggior numero possibile di Paesi.
Più precisamente e sintetizzando tutte le opposte fazioni, viene infine prescritto che il Comitato Intergovernativo di Negoziazione avrà come obiettivo precipuo di sviluppare uno strumento internazionale legalmente vincolante sull’inquinamento da plastica, anche nell’ambiente marino atto a comprendere disposizioni sia vincolanti che volontarie, basate su di un approccio globale.
In questo modo, i paradigmi strutturali degli emanandi accordi internazionali saranno in grado di aiutare l’INC nella stesura di un accordo vincolante sine die.
Nella sua essenza si tratterà di un pactum dall’efficacia mitigativa dell’inquinamento da plastica, tale da coinvolgere il mondo intero in un’economia sostenibile e circolare.
Recependo così le lezioni del passato, l’UNEA può portare avanti le proprie pratiche negoziali, per ottenere così la conformità internazionale dando al mondo la speranza di un futuro più stabile e sicuro.