Business Judgement Rule e Sindacabilità delle Scelte Gestionali degli Amministratori
L’ordine di responsabilità da parte degli amministratori di società di capitali, risente non soltanto della violazione di obblighi puntuali, ma all’opposto risulta assai più diffusa al cospetto di clausole di ordine generale. Con una recente ordinanza, infatti, la Seconda sezione della Cassazione Civile, ha statuito che qualora i comportamenti degli amministratori che si assumono illeciti non siano vietati dalla legge o dallo statuto, quando l’attore prova tutti gli elementi di fatto dai quali è possibile dedurre la violazione dell’obbligo di lealtà e di diligenza, la condotta dell’amministratore è illegittima se omette l’adozione delle misure necessarie alla cura di interessi sociali a lui affidati.
La fattispecie concreta da cui è derivata codesta statuizione origina da un’opposizione proposta da parte di una SRL avverso un decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Milano, con cui era stata condannata al pagamento di circa 31.775 Euro a titolo di compenso per l’attività di progettazione e di direzione dei lavori relativa a due immobili di proprietà della società attrice, con correlativa richiesta in via riconvenzionale della condanna di A.A. a titolo di risarcimento di danni per mala gestio, nella veste di amministratore di società.
Rigettata l’opposizione da parte del Tribunale, la Corte d’Appello successivamente adita ne ha confermato la statuizione, dichiarando infondata la domanda di accertamento della responsabilità dell’amministratore in quanto sfornita di prova.
Ricorrendo in Cassazione, la Srl soccombente nei due gradi precedenti ha dedotto di aver allegato e provato l’inadempimento dell’amministratore, mentre da parte sua egli non avrebbe provato di essersi attivato per mettere a frutto l’immobile, né avrebbe dimostrato di trovarsi nell’impossibilità di farlo, secondo la ripartizione dell’onere probatorio in materia contrattuale e che, in subordine, l’inerzia dell’amministratore avrebbe causato un danno alla società che aveva come oggetto sociale la gestione indiretta degli immobili.
I principi sanciti dal giudice di legittimità: in particolare, i limiti alla Business judgement rule
Ribaltando la decisione della Corte d’Appello, la Corte di Cassazione ha ritenuto che il giudice di seconde cure, limitandosi ad affermare l’insindacabilità delle scelte gestionali dell’amministratore senza verificare se il non essersi attivato per concedere in locazione gli immobili della società, utilizzandoli gratuitamente, costituisse violazione del dovere di diligenza, ha posto il principio in base al quale il principio dell’insindacabilità del merito delle scelte di gestione (c.d. Business judgement rule) non si applica in presenza di irragionevolezza, imprudenza od arbitrarietà palese dell’iniziativa economica.
A fronte di tale condotta inerte, era onere dell’amministratore dimostrare le ragioni di tale scelta gestionale, non essendo legittimo opporre una scelta arbitraria, suscettibile di apparire almeno ad un primo esame, irrazionale ed implausibile rispetto all’oggetto sociale.
Entrando più nello specifico, ed argomentando sulla base della predetta decisione, il giudice di legittimità ha esposto che all’amministratore di una società non può essere imputato a titolo di responsabilità, di aver compiuto scelte inopportune dal punto di vista economico, atteso che tale valutazione attiene alla discrezionalità imprenditoriale e può rilevare come giusta causa di sua revoca, ma non come fronte di responsabilità contrattuale nei confronti della società; secondo questa linea, il giudizio sulla diligenza dell’amministratore nell’adempimento del proprio mandato non può mai investire le scelte di gestione, ancorché presentino profili di rilevante alea economica, ma solo la diligenza mostrata nell’apprezzare in via preventiva i margini di rischio connessi all’operazione da intraprendere, e quindi, l’eventuale omissione di quelle cautele, verifiche ed informazioni normalmente richieste nell’adempimento dei suoi doveri sociali previsti dall’art. 2392 c.c.
Avendo poi natura contrattuale, l’azione di responsabilità promossa contro amministratori e sindaci di società di capitali, ne deriva che la società ha l’onere di dimostrare l’esistenza delle violazioni ed il nesso di causalità fra queste ed il danno conseguenza, mentre incombe sugli amministratori e sindaci l’onere di dimostrare la non imputabilità del fatto dannoso, fornendo la prova positiva con riferimento agli addebiti contestati.
Pertanto, ove i pretesi comportamenti illeciti degli amministratori non risultino vietati dalla legge o dallo statuto e l’obbligo di astenersi dal porli in essere discenda dal dovere di lealtà, l’illecito è integrato dal compimento dell’atto in violazione di uno dei menzionati doveri.
In quest’ulteriore caso, l’onere della prova da parte della società non si esaurisce nella dimostrazione dell’atto compiuto dall’amministratore, ma investe una serie di elementi dai quali è possibile dedurre che la causa principale di quell’agire sia stata conseguenza immediata e diretta della violazione del dovere di lealtà o di diligenza.
Trattandosi di clausole generali, in particolare, c’è da dir che il contenuto di quegli obblighi può riscontrarsi soltanto con riferimento alle circostanze del caso concreto; di guisa che, in relazione alla mancata osservanza, da parte dell’amministratore, dell’obbligo di diligenza, chi agisce in giudizio deve dare dimostrazione di una serie di indici dai quali è possibile inferire la violazione del predetto dovere, che è definito dall’art. 2392 c.c. (Cassazione civile, sez. I 09/11/2020, n. 25056 e Cassazione civile sez. I, 07/02/2020, n. 2975).
In definitiva, secondo la Cassazione, avendo la Corte d’Appello errato oltre che nella ripartizione dell’onere probatorio, altresì nell’affermare l’assoluta insindacabilità delle scelte gestionali anche nell’ipotesi in cui siano contrarie a principi di irragionevolezza, imprudenza od arbitrarietà, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso con rinvio alla Corte d’Appello di Milano in diversa composizione per l’applicazione della massima secondo cui, laddove i comportamenti degli amministratori che si assumono illeciti non siano vietati dalla legge o dallo statuto, la condotta dell’amministratore è illegittima se omette di adottare tutte le misure necessarie alla cura degli interessi sociali a lui affidati.
La responsabilità degli amministratori non si esaurisce nella violazione di obblighi espressamente previsti dalla legge o dallo statuto, ma può emergere anche quando la gestione societaria si ponga in contrasto con i doveri di diligenza, lealtà e cura dell’interesse sociale. Per soci, amministratori, sindaci, società e investitori, comprendere i confini della Business Judgment Rule, della responsabilità degli amministratori di società, della mala gestio societaria e della sindacabilità delle scelte gestionali è essenziale per prevenire contenziosi, strutturare correttamente le decisioni e valutare i rischi di responsabilità. P&S Legal assiste imprese, organi sociali e soci in materia di diritto societario, azioni di responsabilità contro amministratori, governance societaria, contenzioso tra soci e valutazione strategico-legale delle decisioni gestionali.
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